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Come tutti sapete, in queste ultime settimane, si parla tantissimo del fenomeno dei Voucher: i cosiddetti Buoni per il lavoro accessorio, gli assegni da 10 euro lordi, 7,50 euro netti, con cui attualmente si possono prestazioni accessorie entro un tetto di 7mila euro l’anno. 
Lo strumento dei voucher ha avuto un grande aumento nel tempo (145 milioni di buoni lavoro venduti nel 2016) anche a causa dell’ampliamento della normativa in materia. Dal 2003 con continuità i governi di centrodestra e centrosinistra hanno visto nel voucher uno strumento iper flessibile che consente di regolarizzare lavoretti che altrimenti finirebbero nel nero.  Con il crescere del successo sono aumentati però anche gli abusi e si è diffusa quindi l’idea che il voucher sia in sostanza una truffa legalizzata, uno strumento subdolo per precarizzare il lavoro e togliere diritti ai lavoratori.  
La Cgil ne ha proposto l’abrogazione definitiva (pur senza proporre un'alternativa in merito) attraverso un referendum, al quale, dopo l’esito favorevole della consulta, saremo chiamati ad esprimerci in primavera. 

Le posizioni sono alquanto svariate: chi difende la bontà dello strumento, infatti, dice sostanzialmente che nonostante la percezione, il fenomeno voucher e’ molto contenuto (solo lo 0,35% delle ore lavorate in Italia e’ retribuito tramite voucher) e che nella maggior parte dei casi il voucher e’ usato correttamente (così come ha fatto la CGIL per remunerare al suo interno piccole estemporanee attività), per “lavoretti” e prestazioni occasionali.Chi, invece attacca il voucher si focalizza sul fatto che è difficile trovare dati che dimostrino inequivocabilmente che questo strumento sia usato correttamente. In questa prospettiva i critici dei voucher dicono che il voucher abbia in qualche modo incentivato il nero secondo un ragionamento imprenditoriale di questo tipo:”Se lo regolarizzo mi costa troppo e mi assumo troppi rischi. Gli dò un voucher ogni tanto così abbiamo una parvenza di regolarità. 
. Il Governo è al lavoro per modificare l’attuale normativa sui voucher e sta preparando un intervento legislativo per limitare l’utilizzo «improprio» e «distorto» come ha più volte ripetuto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.  
In commissione lavoro  infatti, ci sono ben 8 proposte di legge in discussione! Tra le ipotesi di modifica c’è innanzitutto l’abbassamento del tetto attualmente fissato in 7mila euro annui per il lavoratore e innalzato dai precedenti 5mila euro con il Jobs act e quella di ridurre la validità del voucher, che oggi è di 12 mesi e di portarla a 3-6 mesi. Un’altra possibilità di intervento, al momento ancora teorica, è la riduzione dei settori in cui poter ricorrere ai buoni lavoro, a cominciare dall’edilizia. Nel caso non si riuscisse in questo intento un’altra ipotesi prevede un intervento di tipo trasversale, che interesserebbe tutti i settori di attività, vietando l’uso dei voucher per tutti i lavoratori contrattualizzati, in maniera tala da evitare che i buoni lavoro possano venire utilizzati per retribuire le ore di straordinario.  La proposta Pd prevede che i committenti, che non siano imprenditori o professionisti possano acquistare i buoni in tabaccheria, mentre imprenditori e professionisti dovranno utilizzare esclusivamente le modalità telematiche. Viene confermato il valore di 10 euro per ogni buono, il tetto di 5mila euro per ogni lavoratore e di 2mila euro per ogni committente. La proposta dei 5 Stelle riprende a sua volta lo schema della proposta Biagi ma alza a 15 euro il voucher per il settore agricolo e rafforza le sanzioni prevedendo per chi contravviene alla legge l’obbligo di assumere con contratto a tempo indeterminato i dipendenti pagati in maniera impropria coi voucher. Palmizio (Pdl) propone ai voucheristi la stipula di un patto fiscale che prevede un prelievo Irpef con aliquota fossa del 12,5%. Oltre ad aumentare i tetti per chi presta i servizi a 500/1000 euro/mese o 5/10mila euro/anno. Anche la proposta di Renata Polverini (Pdl) ripristina il tetto dei 5mila euro, obbliga le imprese ad acquistare i voucher solo per via telematica e soprattutto esplicita il divieto di utilizzare i buoni per attività normalmente regolate da un contratto collettive nazionale. 

Chi ha ragione e Cosa fare al referendum? La risposta semplicistica è che investendo sull’attività ispettiva gli abusi si ridurrebbero e che eliminando l’utilizzo da settori particolari come l’edilizia tanti comportamenti illegali verrebbero scoraggiati.
Alla fine però quello che decideremo al referendum dipenderà in fondo dalla nostra sensibilità personale: meglio essere rigorosi e dividere il mondo in bianco e nero rigidamente (con il rischio che tanti si orientino sul nero o sul non assumere), o meglio ridurre il nero accettando un po’ di “grigio”? Quanto compromesso con la legalità siamo disposti ad accettare per ottenere dei benefici sociali? Una questione di sensibilità e percezione personalissima.