SPECIALE: UNIONI CIVILI

 
Come sapete, lo scorso 21 maggio 2016, la Legge sulle Unioni civili (  Legge n. 76 del 20 maggio 2016 ) è  divenuta finalmente Legge dello Stato: per questo motivo ho voluto realizzare  questo breve vademecum sul provvedimento, che riporta in maniera semplice, tutte le novità in materia di unioni civili.
Un provvedimento di portata storica,  circondato da grande attenzione sia sul piano  politico che  sul piano mediatico, vertente su una materia delicatissima, attinente la sfera dell’etica, del costume e anche degli stessi valori costituzionali, data la rilevanza per l’appunto costituzionale di temi quali la famiglia e il matrimonio.

Buona lettura

LA LEGGE SULLE UNIONI CIVILI
 
Il provvedimento in questione consta di un articolo unico (composto di 69 commi) che detta due distinte discipline:
– con la prima (commi da 1 a 35) sono regolamentate le unioni civili tra persone dello stesso sesso;
– con la seconda (commi da 36 a 65) è introdotta una normativa sulle convivenze di fatto (che può riguardare sia coppie omosessuali che eterosessuali).
Le ultime disposizioni invece  (commi da 66 a 69) riguardano la copertura finanziaria del provvedimento.

 

 ISTITUZIONE DELLE UNIONI CIVILI
 
La prima parte del provvedimento dispone (al comma 1) l'istituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso qualificandola quale specifica formazione socialeai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione, recependo così le indicazioni della sentenza della Corte Costituzionale n. 138 del 2010.

 

CAUSE IMPEDITIVE PER LA COSTITUZIONE DI UNA UNIONE CIVILE
 
a) la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un'unione civile tra persone dello stesso sesso;
b) l'interdizione di una delle parti per infermità di mente;
c) la sussistenza dei rapporti di parentela o affinità previsti dall'articolo 87, primo comma, del   codice civile;
d) la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l'altra parte.

 

La sussistenza di una delle cause impeditive comporta la nullità dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.

 
 

DIRITTI E DOVERI DELL’UNIONE CIVILE

 

Con la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; dall'unione civile deriva l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione.

 

Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.
Le parti concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune;  a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato.

 


Il regime patrimoniale dell'unione civile tra persone dello stesso sesso, in mancanza di diversa convenzione patrimoniale, è costituito dalla comunione dei beni.

 
 

MOTIVI DI SCIOGLIMENTO DELL’UNIONE CIVILE
 
a) morte o la dichiarazione di morte presunta di una delle parti dell'unione civile;

b) nei casi previsti per lo scioglimento del matrimonio (articolo 3, numero 1) e numero 2), lettere a), c), d) ed e), della legge 1 dicembre 1970, n. 898);

c) quando le parti hanno manifestato anche disgiuntamente la volontà di scioglimento dinanzi all'ufficiale dello stato civile. In tale caso la domanda di scioglimento dell'unione civile è proposta decorsi tre mesi dalla data della manifestazione di volontà di scioglimento dell'unione;

d) sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso.

 

Alla rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi abbiano manifestato la volontà di non sciogliere il matrimonio o di non cessarne gli effetti civili, consegue l'automatica instaurazione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.

 
 

 CONVIVENZE DI FATTO
(coppie eterosessuali e coppie omossessuali)

 
 

DEFINIZIONE: si intendono per «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile.
 
Per l'accertamento della stabile convivenza si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica di cui all'articolo 4 e alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 13 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.

 

DIRITTI ACQUISITI

 

a) stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall'ordinamento penitenziario;
b) diritto di visita e accesso alle informazioni personali in caso di malattia o di   ricovero;
c) diritto di designare (in forma scritta o autografa o alla presenza di un testimone) l'altro suo rappresentante per le decisioni in materia di salute in caso di incapacità e in caso di morte per tutto quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;
d) in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni (tre in caso di figli minori o disabili) o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni;
e) facoltà di succedere nel contratto di locazione in caso di morte del conduttore convivente:
f) nel caso in cui l'appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l'assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di condizioni, i conviventi di fatto;
g) partecipazione agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati in caso di lavoro nell’impresa del convivente;
h) Il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora l'altra parte sia dichiarata interdetta o inabilitata ai sensi delle norme vigenti ovvero ricorrano i presupposti di cui all'articolo 404 del codice civile;
i) risarcimento al convivente superstite in caso di decesso derivante da fatto illecito di un terzo.
 


 

CONTRATTO DI CONVIVENZA

 

I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza.
 
Il contratto, le sue modifiche e la sua risoluzione sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico.
 
Ai fini dell'opponibilità ai terzi, il professionista che ha ricevuto l'atto in forma pubblica o che ne ha autenticato la sottoscrizione ai sensi del comma 51 deve provvedere entro i successivi dieci giorni a trasmetterne copia al comune di residenza dei conviventi per l'iscrizione all'anagrafe ai sensi degli articoli 5 e 7 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223.

 

Il contratto reca l'indicazione dell'indirizzo indicato da ciascuna parte al quale sono effettuate le comunicazioni inerenti al contratto medesimo.

 

IL CONTRATTO PUO' CONTENERE

 

a) l'indicazione della residenza;
b) le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo;
c) il regime patrimoniale della comunione dei beni, di cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del libro primo del codice civile. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza con le modalità di cui al comma 51.

 

Il trattamento dei dati personali contenuti nelle certificazioni anagrafiche deve avvenire conformemente alla normativa prevista dal codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, garantendo il rispetto della dignità degli appartenenti al contratto di convivenza.

 

I dati personali contenuti nelle certificazioni anagrafiche non possono costituire elemento di discriminazione a carico delle parti del contratto di convivenza.
 

Inoltre il contratto di convivenza:

a) non può essere sottoposto a termine o condizione. Nel caso in cui le parti inseriscano termini o condizioni, questi si danno per non apposti.
 

b) è affetto da nullità insanabile che può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse se concluso: 
      – in presenza di un vincolo matrimoniale, di un'unione civile o di un altro contratto di convivenza;
      – in violazione dei requisiti previsti per essere definiti “conviventi di fatto”;
      – da persona minore di età;
      – da persona interdetta giudizialmente;
       – in caso di condanna per omicidio o tentato   omicidio del convivente.

 

c) si risolve per:
      – accordo delle parti;
      – recesso unilaterale;
      – matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona;         
      – morte di uno dei contraenti.

 

La risoluzione del contratto di convivenza per accordo delle parti o per recesso unilaterale deve essere redatta nelle stesse forme previste per la sua costituzione.

 

Nel caso di recesso unilaterale da un contratto di convivenza il professionista che riceve o che autentica l'atto è tenuto, a notificarne copia all'altro contraente all'indirizzo risultante dal contratto. Nel caso in cui la casa familiare sia nella disponibilità esclusiva del recedente, la dichiarazione di recesso, a pena di nullità, deve contenere il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al convivente per lasciare l'abitazione.

 

Il contraente che ha contratto matrimonio o unione civile deve notificare all'altro contraente, nonché al professionista che ha ricevuto o autenticato il contratto di convivenza, l'estratto di matrimonio o di unione civile.

 

In caso di morte, il contraente superstite o gli eredi del contraente deceduto devono notificare al professionista che ha ricevuto o autenticato il contratto di convivenza l'estratto dell'atto di morte affinché provveda ad annotare a margine del contratto di convivenza l'avvenuta risoluzione del contratto e a notificarlo all'anagrafe del comune di residenza.

 

Ai contratti di convivenza si applica la legge nazionale comune dei contraenti. Ai contraenti di diversa cittadinanza si applica la legge del luogo in cui la convivenza è prevalentemente localizzata.

 

In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall'altro convivente e gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. In tali casi, gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza e nella misura determinata ai sensi dell'articolo 438, secondo comma, del codice civile.

 

Ai fini della determinazione dell'ordine degli obbligati ai sensi dell'articolo 433 del codice civile, l'obbligo alimentare del convivente di cui al presente comma è adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle.

        

Il Governo adotterà entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi in materia di unione civile tra persone dello stesso sesso per:
 
a) adeguare alle previsioni della legge le disposizioni dell'ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni;
b) modificare e riordinare le norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l'applicazione della disciplina dell'unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi

 

È previsto che all'unione civile tra persone dello stesso sesso si applichino alcuniarticoli del codice civile relativi al matrimonio (comma 5):
– in materia di nuovo matrimonio del coniuge (art. 65)
– nullità del nuovo matrimonio (art. 68)
– disposizioni in materia di nullità del matrimonio relative all'interdizione (art. 119),
– incapacità di intendere e di volere (art. 120), alla simulazione (art. 123), all'azione del Pubblico Ministero (art.125),
– separazione dei coniugi durante il giudizio (art. 126),
– intrasmissibilità dell'azione per impugnare il matrimonio (art. 127),
– matrimonio putativo (art. 128),
– ai diritti dei coniugi in buona fede (art. 129) e alla responsabilità del coniuge in mala fede e del terzo (art. 129-bis).

Per ulteriori approfondimenti si vedano i lavori parlamentari dell’AC 3634"Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze" e i dossier pubblicati dal Servizio Studi della Camera dei deputati.