MARIA ELENA BOSCHI.Grazie, Presidente, buonasera a tutte e a tutti.

Ovviamente è un piacere per me avere questa occasione di confronto con voi anche se ovviamente con molte colleghe questo già avviene in altre sedi, ufficiali o non ufficiali ma insomma nei normali rapporti tra colleghe dei vari Gruppi parlamentari; quindi devo dire che alcuni dei risultati che abbiamo raggiunto li abbiamo raggiunti grazie alla collaborazione ovviamente con Camera e Senato e non soltanto con l’impegno e l’impulso che il Governo chiaramente ha cercato di dare al tema della contrasto alla violenza di genere e in generale all’attuazione della Convenzione di Istanbul.
Come sapete, io ho avuto l’incarico di seguire in modo specifico le pari opportunità alla fine di giugno dell’anno scorso, quindi con il precedente Governo e poi confermato con l’attuale Governo, ovviamente con una soluzione di continuità dovuta al passaggio ma che comunque ci ha consentito di lavorare più o meno negli ultimi dodici mesi e quindi poter fare insieme a voi anche un po’ il punto della situazione in una fase di passaggio importante. Quindi credo che sia stata anche preziosa e tempestiva l’iniziativa di cogliere l’occasione di questo periodo, in cui possiamo fare un po’ il punto sul precedente Piano nazionale contro la violenza di genere, proprio in una fase in cui stiamo lavorando ad un aggiornamento ed ad una revisione del Piano stesso; possiamo, quindi, sfruttare questa occasione anche per avere da voi spunti, suggerimenti o eventualmente osservazioni sulle criticità che avete riscontrato dal vostro osservatorio rispetto al precedente Piano. Piano che nasce grazie, ovviamente, all’iniziativa del Parlamento, quindi alla legge che lo ha previsto come Piano straordinario e poi alla dotazione finanziaria che di volta in volta è stata appunto riconosciuta perché potesse essere data attuazione al Piano stesso. Tra l’altro, oltre alle colleghe parlamentari alcuni dei soggetti seduti al tavolo alla mia destra sono soggetti coinvolti nel lavoro della cabina di regia e dell’Osservatorio soprattutto e che probabilmente saranno coinvolti ancora di più in modo organico, perché è una delle proposte a cui stiamo lavorando proprio in vista del nuovo Piano antiviolenza.
Partirei da alcuni dati numerici e quantitativi e poi sulle diverse politiche e misure, anche perché comprensibilmente c’è molta attenzione anche sulla parte delle risorse che sono state messe a disposizione. Con riguardo al biennio precedente, quindi 2015-2016, è stato approvato il piano di riparto con le Regioni – perché come sapete bene ovviamente le risorse dal Governo passano alle Regioni, che poi devono in qualche modo a loro volta distribuirle sul territorio a seconda appunto delle diverse programmazioni regionali. Il piano di riparto prevedeva diciotto milioni e 100, più o meno, per il biennio 2015-2016, e l’accordo raggiunto con le Regioni nell’ambito della cabina di regia – perché ovviamente il riparto avviene formalmente in Conferenza Stato-Regioni però già in cabina di regia contro la violenza di genere lavoriamo insieme non soltanto alle altre amministrazioni centrali ma anche alle Regioni e ai rappresentanti ANCI, quindi ai rappresentanti dei comuni perché abbiamo scelto, di comune accordo con le Regioni, di coinvolgere anche i comuni nel lavoro della cabina di regia. Quindi, prima ancora del riparto in Conferenza Stato-Regioni, in cabina di regia avevamo condiviso anche la necessità di individuare dei criteri omogenei nelle diverse Regioni sia di presentazione dei progetti sia di rendicontazione rispetto all’utilizzo delle risorse, perché purtroppo con riguardo alle risorse precedentemente attribuite alle Regioni erano sorte delle criticità proprio sulla rendicontazione, sulla trasparenza, e in alcune Regioni – soltanto in alcuni casi specifici – anche proprio di spesa effettiva delle risorse a disposizione delle Regioni. Alla luce quindi anche dei rilievi che la Corte dei conti aveva sollevato, abbiamo lavorato insieme alle Regioni per cercare di migliorare e di superare queste criticità. Questo ha portato a individuare con molta fatica – alcune di voi lo sanno – dei criteri che potessero essere condivisi da tutte le Regioni, perché ciascuna poi è giustamente anche gelosa della propria esperienza e dei propri criteri, ma siamo riusciti a trovare un punto comune; il 10 maggio hanno presentato, come era previsto nel DPCM del novembre dell’anno scorso, sostanzialmente i criteri che poi porteranno al bando delle singole Regioni. A questo fine il Dipartimento per le pari opportunità ha convocato anche una riunione con tutte le Regioni, in modo tale da poter garantire ausilio anche tecnico per la predisposizione dei bandi e anche – se ci riusciamo – uniformità nei bandi stessi, fermo restando le prerogative regionali.

 

PRESIDENTE. Questo sarebbe utile.


MARIA ELENA BOSCHI. E, lo stesso, abbiamo condiviso le schede di rendicontazione, anche lì con una certa difficoltà; peraltro nel lavoro abbiamo coinvolto – lo sa la dottoressa – anche rappresentanti delle associazioni e dei centri antiviolenza e delle case rifugio, in modo tale da fare un lavoro condiviso che consentisse a noi di avere una rendicontazione puntuale e trasparente nell’interesse di tutti i cittadini, dall’altro di garantire sempre la riservatezza per quanto riguarda le vittime che poi ovviamente in qualche modo trovano accoglienza all’interno dei centri. Perché dobbiamo contemperare i due valori, chiaramente.


Con riguardo al 2017, sono già previsti e quindi sono già stanziati altri 12 milioni e mezzo di risorse ulteriori da ripartire tra le Regioni. A queste risorse si aggiungono altri 12 milioni che sono stati messi a bando nel marzo del 2016 e quindi oggi sono già stati erogati, perché sono già stati individuati 66 progetti che saranno finanziati da questi 12 milioni e quindi sono già operativi questi ulteriori 66 progetti; e altri 13 milioni che sono andati sempre sulla base di bandi per individuare ovviamente progetti relativi alle quattro strategie per il contrasto alla violenza di genere, quindi prevenzione e sicuramente poi anche soprattutto il finanziamento di case rifugio, di centri di accoglienza e politiche anche attive per la formazione professionale, l’inserimento nel mondo del lavoro perché poi chiaramente uno dei punti individuati dalla strategia è quello di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro per chi o lo ha perso o non aveva un’occupazione nel momento in cui ha subito violenza. L’altro elemento fondamentale è cercare di favorire anche l’autonomia abitativa perché chiaramente sono periodi di permanenza che devono essere limitati nel tempo per poi riacquistare un’autonomia, un’indipendenza, una vita fuori dai centri. 


A queste risorse si aggiungono – io ci tengo a sottolinearlo – i 5 milioni che abbiamo messo sempre a bando e che sono già stati erogati per finanziamenti invece con le scuole, proprio nell’ottica della formazione e dell’educazione proprio al contrasto ad ogni forma di discriminazione di genere e di violenza di genere. Tra l’altro, siccome poi credo che la parte bella anche di questo lavoro sia vedere come le norme che abbiamo individuato insieme e che cerchiamo di far vivere e di attuare poi si concretizzino, uno dei tanti progetti che sono stati finanziati attraverso queste risorse, per esempio, ha portato – insieme all’associazione Se Non Ora Quando – Libere – ad un progetto con un liceo artistico di Roma di periferia insieme ai detenuti e alle detenute del carcere di Rebibbia. Sono stata proprio la settimana scorsa in carcere nell’ambito di questo progetto, che è stato portato avanti nei mesi, e devo dire che è stato particolarmente significativo perché lì abbiamo avuto, per esempio, percezione diretta anche della parte di lavoro che viene fatta di recupero sugli uomini maltrattanti. Perché ovviamente c’è anche il tema – che voi sapete è molto dibattuto, quindi uno dei punti su cui anzi mi piacerebbe una condivisione anche con questo tavolo, proprio perché è uno dei punti più discussi – delle risorse, dei finanziamenti anche per misure di recupero degli uomini maltrattanti.


Oltre a questi progetti, stiamo appunto – e questa è la parte risorse – stiamo lavorando alla revisione del Piano. Dico ‘stiamo lavorando’ perché è un lavoro che coinvolge ovviamente il Dipartimento delle pari opportunità e quindi anche me personalmente e la struttura alla Presidenza, ma in modo particolare coinvolge la cabina di regia e l’Osservatorio contro la violenza sulle donne, che è un Osservatorio che noi abbiamo ampliato molto nella sua composizione, perché oltre ai rappresentanti istituzionali e oltre al mondo dei rappresentanti delle reti delle associazioni e dei centri antiviolenza, sono presenti anche i sindacati, proprio perché con loro abbiamo cercato di instaurare un rapporto anche efficiente ed efficace il più possibile per strategie congiunte proprio volte all’inserimento nel mondo del lavoro e quindi a quella parte importante poi della strategia del contrasto alla violenza di genere. 


Un ruolo importante viene svolto anche dal CNR e abbiamo ipotizzato, tra le nuove strategie in vista del nuovo Piano, proprio una collaborazione più organica rispetto a quella che già comunque stiamo portando avanti col CNR, proprio di ausilio – dovremmo chiudere un protocollo a breve – anche per tutta la fase di monitoraggio sulla efficacia dell’attuazione del Piano e quindi anche, in questa fase ovviamente di ausilio nella redazione del nuovo Piano, ma poi anche di monitoraggio e di valutazione dell’efficacia. Al tempo stesso, nel nuovo Piano… scusate, già nel Piano attuale è previsto, come sapete, un accordo con Istat che abbiamo siglato a marzo di quest’anno, un finanziamento di 2 milioni di euro per la banca dati nazionale e stiamo facendo un lavoro con Istat che avrà durata triennale proprio per la banca dati, che è molto significativo perché noi abbiamo cercato di caratterizzare questa banca dati anche tenendo conto di alcune specificità della violenza, che poi si può declinare purtroppo con elementi – veniva accennato anche prima – di particolarità. Per esempio, nell’ambito della violenza sulle donne, noi consideriamo importante nella banca dati un focus sulle mutilazioni genitali e quindi abbiamo immaginato di inserire un focus specifico. Ovviamente c’è il tema diverso della tratta, che io non inserisco specificamente nell’oggetto dell’incontro di oggi perché riguarda il Piano nazionale antitratta, che come sapete abbiamo adottato, che è finanziato a parte, che ha una diversa cabina di regia e ha un percorso autonomo. Questo non vuol dire che non ce ne occupiamo ma ha un percorso in parte distinto, sia come sedi di confronto sia come linee di finanziamento delle politiche, quindi di piano di prevenzione e di contrasto anche alla tratta di esseri umani. 
Con riguardo invece sempre al tema del Piano antiviolenza, noi abbiamo siglato nei mesi scorsi anche due protocolli molto importanti a cui stiamo dando attuazione: uno con l’Arma dei carabinieri che ha durata triennale, per la formazione che l’Arma dei Carabinieri fa non soltanto al proprio interno ma anche alle operatrici e agli operatori del 1522, che è stato, come sapete, affidato nuovamente per 12 mesi alle operatrici dell’Associazione Telefono Rosa, è stato rifinanziato dal Dipartimento Pari opportunità e c’è un lavoro di formazione che viene svolto sia sulle operatrici sia anche su alcuni funzionari della Presidenza del Consiglio che si occupano specificamente di pari opportunità; e un diverso protocollo con la Polizia di Stato che riguarda invece più specificamente – anche quello di durata triennale – la formazione proprio di funzionari della Polizia di Stato sul tema del contrasto alla violenza di genere, perché stiamo lavorando, ovviamente con il Ministero dell’interno e il Ministero della giustizia, per individuare delle linee condivise anche lì, che in qualche modo consentano anche nella raccolta per esempio delle denunce e poi dei vari percorsi che si aprono, di far tesoro delle esperienze più virtuose che ci sono in alcune città italiane e per poterle poi estendere a tutto il territorio nazionale.


Abbiamo poi siglato dei protocolli di collaborazione con alcune aziende partecipate dallo Stato, in particolare Ferrovie dello Stato e Poste Italiane, per campagne di comunicazione e di sensibilizzazione su questi temi. Le abbiamo già fatte in passato, sia con riguardo al contrasto alla violenza sulle donne che al piano antitratta. Adesso a breve partirà una nuova campagna sul 1522 insieme a Poste Italiane.
Il nuovo Piano però, tra i vari elementi di implementazione a cui stiamo lavorando attraverso quattro gruppi di lavoro che sono stati istituiti all’interno della cabina di regia, quindi attraverso focus differenziati – uno di questi riguarda per esempio anche l’elaborazione di eventuali proposte di modifica legislativa, di iniziativa legislativa – nell’ambito di questi gruppi di lavoro che stanno collazionando alcune modifiche al Piano, che noi immaginiamo per fine giugno di avere più o meno definito e poi saranno sottoposte alla cabina di regia ovviamente, per una valutazione condivisa. Immaginiamo un accordo con ANCI destinato in modo specifico alla formazione della polizia municipale e degli operatori sociali soprattutto assistenti sociali dei vari comuni, perché può essere un elemento ulteriore di implementazione.


Al tempo stesso, stiamo cercando nel nuovo Piano di valutare due punti di attenzione e di sensibilità molto concreti, però: da un lato – e quelli passano invece attraverso un’eventuale modifica legislativa, ecco perché viene all’attenzione anche in questa sede – rivedere il criterio per cui nel finanziamento alle Regioni per i centri e le case rifugio, voi sapete, un 30 per cento è destinato per legge alla apertura di nuovi centri, di nuovi case rifugio. Questo è un criterio cui ovviamente ci siamo dovuti attenere perché previsto dalla legge ma molto criticato dalle Regioni, perché ritenuto non adeguato a dare continuità di risorse ai centri invece che già ci sono, quindi le Regioni chiederebbero di modificare questo criterio diminuendo o togliendo del tutto – questo sarebbe l’auspicio delle Regioni – l’ipotesi delle nuove aperture. Questo lo dico perché è un elemento poi ovviamente del Parlamento. L’altro tema che passa da una modifica legislativa ma anche di impostazione, su cui a lungo abbiamo discusso tra Piano ordinario e straordinario anche con alcune colleghe, ai tempi in cui venne approvata la legge; un ulteriore elemento che invece non implica modifiche legislative ma è uno dei più dibattuti all’interno del Piano è se destinare risorse anche per il recupero degli uomini maltrattanti: perché anche su questo ci sono opinioni diverse, noi sappiamo comunque che la Convenzione di Istanbul su questo ha dato un’indicazione, che è tuttavia uno degli elementi di maggior criticità.
Oltre al tema degli uomini maltrattanti, uno dei temi che stiamo valutando sempre nella revisione del Piano è come individuare i criteri per procedere poi all’erogazione di risorse pubbliche che in qualche modo privilegino la professionalità e le competenze nell’ambito dei centri e quindi garantire che ci siano anche competenze specifiche e non ci sia soltanto una base volontaria per chi poi ovviamente lavora nei centri e nelle case. Questo è un altro dei punti, come riuscire a valorizzarlo.


Oltre a questi temi che sono appunto all’attenzione dei vari gruppi di lavoro, ci dobbiamo anche porre il tema dei minori che in alcuni casi sono a loro volta vittime nel caso di femminicidio e di violenza assistita: sappiamo benissimo che la Camera ha approvato una legge che va in questa direzione e che adesso è all’esame della Commissione giustizia al Senato; ma oltre a questo stiamo immaginando, con il Dipartimento invece della famiglia e in qualche modo dividendoci i compiti anche per una questione di gestione dell’impegno, delle risorse eccetera, lavorando sempre insieme ma facendo da capofila probabilmente il Dipartimento famiglia possano prendere loro iniziative più focalizzate su questo tema. Poi chiaramente lavoriamo sempre in modo congiunto perché anche loro fanno parte della cabina di regia, eccetera, il Ministro Costa peraltro spesso è proprio presente personalmente, quindi segue molto da vicino tutti questi temi.


Questa è la panoramica generale, poi tutto quello che noi consideriamo e magari ci possiamo soffermare se ci sono argomenti di maggiore interesse; in generale la strategia e politica nazionale contro la violenza di genere si declina in tutta una serie di altre iniziative che riguardano dalla comunicazione al linguaggio, per esempio, che utilizziamo anche nell’ambito della pubblica amministrazione. Ovviamente questo ramo del Parlamento è particolarmente attento anche al tema del linguaggio – anche il Senato, però diciamo che la Presidente della Camera ha in qualche modo aperto una nuova strada e quindi c’è un’attenzione particolare in questo ramo del Parlamento – e la parte che riguarda il Governo ovviamente è portata avanti in condivisione con la Ministra Madia per ciò che attiene alla pubblica amministrazione. Tra le varie iniziative assunte c’è un’attenzione particolare al mondo della comunicazione e agli organi che fanno informazione, quindi accordi anche con loro a cui stiamo lavorando per una maggiore attenzione sul racconto anche di questi temi oltre al linguaggio di genere; quindi un lavoro di sensibilizzazione comune e condivisa.


Forse uno degli altri punti importanti che dovremmo in qualche modo concludere entro il mese di giugno e di luglio è il lavoro che sta facendo il Dipartimento Pari Opportunità, in modo particolare l’avvocata Lucia Annibali, per dare attuazione alla norma che era stata prevista nella legge di stabilità dell’anno scorso su linee comuni anche per quanto riguarda la gestione delle vittime una volta che, in qualche modo, sono prese in carico nell’ambito del pronto soccorso. Sappiamo bene che ci sono esperienze diverse sul territorio, abbiamo cercato di fare un lavoro di ascolto, di audizioni, di coinvolgimento delle diverse esperienze per fare tesoro anche delle differenze che ci sono e cercare di prendere il meglio di diversi modelli che hanno provato ad attuare sul territorio, cercando di individuare dei punti condivisi che sono ad un buono stato di maturazione. 


Direi che una ulteriore misura che potremmo valutare riguarda ovviamente il congedo parentale per le vittime di violenza, perché una iniziativa che io ritengo potremmo portare avanti è quella di estenderlo anche all’ambito del lavoro domestico, per cercare in qualche modo di estenderlo anche a categorie che oggi non sono coinvolte e che purtroppo invece possono essere a rischio di subire questo tipo di reati. 


Chiudo questo primo giro semplicemente con un flash, dicendo che io credo che sia molto importante anche il risultato che nell’ambito del G7 la presidenza italiana ha raggiunto nelle conclusioni condivise dai leader a Taormina, perché la roadmap sulla parità di genere e quindi anche su una netta presa di posizione per il contrasto alla violenza sulle donne e quindi l’ipotesi anche di un lavoro condiviso tra i Paesi del G7 io credo che sia un risultato importante di questa Presidenza; un’attenzione che hanno voluto riservare i Capi di Governo a questo tema nell’ambito dell’agenda principale del G7, quindi nell’incontro dei leader, e credo che sia anche molto importante che, accanto alle iniziative che anche il Parlamento italiano ha assunto… anche in questa sede con l’onorevole Locatelli e con altre colleghe rispetto all’agenda del G7 e del G20 sia significativa anche la ministeriale proprio sulle pari opportunità che l’Italia ha organizzato per novembre. Io spero che, in quella sede, tra i tanti argomenti che cercheremo di condividere nell’ambito dei Paesi del G7, si possa portare avanti in modo definitivo l’impegno di tutti i Paesi ad adottare il Piano nazionale contro la violenza di genere, perché non tutti i Paesi del G7 hanno un piano nazionale. La Francia di sicuro ce l’ha, non tutti i Paesi del G7 ce l’hanno.